Stanley utilizzò i portachiavi dell’Overlook Hotel avanzati per le chiavi di casa sua. «Tu quale numero vuoi?» mi chiese. «Il 107» risposi «come il numero dell’autobus che prendevo tutti i giorni da Edgwarebury Lane per andare a lavoro all’ospedale.»
Chi è quell’uomo con la barba accanto all’autista di Kubrick?
Su Il Venerdì di Repubblica del 31 agosto ha debuttato la storia di Emilio e Stanley, con un lungo articolo firmato da Antonio Gnoli e corredato da numerose fotografie a colori. Sembra incredibile che un uomo ombroso, incline al sospetto, pieno di fisime e di sfiducia nei riguardi del prossimo, abbia accolto e reso indispensabile alla propria vita una figura come quella di D’Alessandro. Eppure, a guardare le foto che li immortalano...
Accompagnare le persone da Kubrick
Comportandosi in modo schivo e riservato, Stanley non faceva che alimentare una serie di dicerie che rimbalzavano da un articolo di giornale all’altro. Ne avevo avuto già un assaggio durante le riprese di Barry Lyndon e ora, anni dopo, davano ancora fastidio. Tutti coloro che conducevo da Stanley mi chiedevano come potessi «lavorare con una persona del genere». Charles Aznavour, che accompagnai da Heathrow a Abbots Mead, esordì chiedendomi...
Il plastico dell’Overlook Hotel
Davanti al modellino in legno dell’Overlook Hotel, in uno degli uffici di produzione agli EMI Studios. Si riconosce parte della Colorado Lounge, con la larga scalinata dove Jack minaccia Wendy con la mazza da baseball. Questo modellino serviva sia per testare l’illuminazione che John Alcott avrebbe progettato, sia per provare alcune riprese all’interno degli ambienti: Stanley infilava una macchina fotografica dentro le varie stanze e...